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Crisi di governo, i rischi che corre il Paese
settembre 30
11:49 2013

La crisi di Governo è stata servita con il dimissionamento dei cinque Ministri del Pdl secondo i dettami di Silvio Berlusconi. Tra l’incudine e il martello, il Governo Letta vive di nuovo il bilico dell’incertezza e con esso anche l’Italia che rischia pesanti ricadute sia sui mercati che per quanto riguarda l’incubo dello spread. Se non verrà approvata la legge di stabilità da parte del Parlamento scenari poco idilliaci attendono il futuro del Paese anche se il disegno di legge, che deve essere presentato entro il 15 ottobre, potrebbe essere presentato dal Governo Letta in seduta ordinaria.

Ma cosa rischia il Paese nel caso non venisse approvata la legge di stabilità? Secondo il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina del Pd si rischia che sarà la Troika a “fare la legge di stabilità al posto nostro” e se si dovesse tornare alle urne si correrebbe anche il pericolo di vedere salire lo spread di “200-300 punti”. Presagi piuttosto allarmanti, quelli messi in evidenza da Fassina che non è l’unico a considerare tale crisi un vero e proprio allarme annunciato.

Se infatti non si riuscisse ad approvare la legge di stabilità non sarebbe possibile mettere al riparo i conti pubblici per il 2013 riportando entro la soglia del 3 per cento il rapporto deficit/Pil con il superamento anche se di poco del limite imposto dai Trattati europei, manovra ritenuta prioritaria per il Ministro Saccomanni. Prioritarie sono inoltre le manovre sulla riduzione del cuneo fiscale, che si sommerà alle privatizzazioni, alla revisione delle aliquote Iva e all’introduzione della service tax. Le riforme strutturali a partire proprio dal taglio del costo del lavoro e dall’Imu con la service tax che andrà a sostituire la tassa sulla casa e la Tares.

L’aumento dell’Iva al 22% è diventata ormai inevitabile infatti con la crisi di Governo salta il decreto che avrebbe dovuto evitarne l’entrata in vigore domani, martedì primo ottobre. A rischio anche il secondo pagamento dell’Imu infatti, se entro fine novembre non ci sarà un decreto del Governo, gli italiani si troveranno costretti a pagare 2,2 miliardi di tasse. In allarme i sindacati che prevedono un’Italia “senza punti di riferimento”.

“Il timore è ora quello che la crisi politica porti con sé un avvitamento della crisi economica- ha spiegato Raffaele Bonanni della Cisl – con la necessità di una nuova manovra e di nuove tasse sulle spalle delle famiglie. Il sindacato però non vuole rimanere con le mani in mano, il suo compito sarà quello di informare e coinvolgere i lavoratori e di fornire un sostegno per tutti coloro che in Parlamento vogliono mostrare responsabilità”, chiedendo anche ”a gran voce” al presidente Giorgio Napolitano di spingere per un nuovo esecutivo che affronti i problemi veri del Paese.

Fonte Il Sole 24 ore

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