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IMU, ecco i rischi dell’abolizione
settembre 18
11:41 2013

L’IMU è forse l’imposta più discussa degli ultimi anni e mentre il Governo l’ha congelata in attesa di vedere l’andazzo generale (anche per le pressioni del Pdl ), continuano i dibattiti attorno all’imposta municipale spaccando letteralmente in due chi ritiene sia ingiusta e chi invece la ritiene necessaria e fonte di sostentamento. Tra questi ultimi che la ritengono basilare per la propria attività sono i Comuni, in primis il comune di Bologna secondo cui l’Imu sarebbe attualmente l’unica soluzione per dare ai Comuni la certezza delle risorse che dovrebbero derivare dall’imposta sulla prima casa.

“E’ lo Stato che ci mette in disavanzo – commenta la vicesindaco Silvia Gianninici toglie la terra sotto i piedi. L’unica soluzione è dare a tutti i Comuni la stessa cifra e lasciare una leva residuale su cui agire”. E aggiunge: “Se cade il Governo cade anche questo decreto sull’Imu. Ma qualcosa, pure in regime di ordinaria amministrazione, dovrà essere prevista”. L’abolizione dell’Imu insomma è una strada travagliata anche per il Governo che deve far fronte alle tantissime problematiche che ne derivano.

E sull’arrivo della Service tax che sostituirà l’Imu i comuni brancolano nel buio: “Non possiamo sostituire l’Imu con una tassa che è più iniqua – afferma la vicesindaco del comune di Bologna – La Service tax si divide in due parti: quella sui rifiuti (Tari), che ricalca l’attuale Tares; quella sui servizi indivisibili (Tasi), il cui imponibile è da calcolare, a scelta dei Comuni, sulla rendita catastale o sui metri quadrati dell’appartamento. A questo, come sottolinea Giannini, si lega il problema del catasto che “Va riformato e andava fatto ieri, perché ci vogliono almeno cinque anni per una riforma del catasto. Prima si comincia e meglio è. Se si fosse avviato quando venne annunciato la prima volta, ora saremmo in dirittura d’arrivo”.

Andrea Bolla ConfindustriaDello stesso avviso è anche Confindustria che  si scaglia addirittura contro l’esenzione totale dell’Imu per le abitazioni principali “perché assorbe tutte le risorse del provvedimento, con un intervento costoso in termini di risorse pubbliche, che é iniquo e peggiora la competitività del Paese”.Il presidente del Comitato tecnico Fisco dell’associazione degli industriali, Andrea Bolla non ha dubbi e per tale motivo ha sollecitato l’introduzione urgente, “già in sede di conversione in legge del decreto Imu”, di una norma di sistema “che introduca la piena deducibilità dal reddito d’impresa dell’Imu corrisposta sui fabbricati direttamente utilizzati come beni strumentali dall’impresa, appartenenti al gruppo catastale D“. Deducibilità che dovrebbe poi essere estesa anche all’Irap, per “non penalizzare quelle imprese che, stante la perdurante crisi economica, non realizzano utili e per le quali la deducibilità dell’Imu dalle sole imposte sui redditi non avrebbe in concreto effetti immediati”.

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Una decisione dunque, quella di congelare l’Imu che è stata gradita soltanto ai cittadini, visto che persino la Commissione europea non ha condiviso la scelta del Governo di abolire l’Imu sulle prime case per il 2013. “La recente decisione di abolire l’Imu sulle prime case per il 2013 ha suscitato e suscita preoccupazione”, ha detto Olli Rehn commissario agli Affari economici e monetari intervenendo presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Renato BrunettaIn ogni caso, nonostante questo coro di proteste che si levano da ogni parte per mantenere l’imposta, Renato Brunetta del Pdl continua a sostenere la necessità di depennare l’Imu ed è inamovibile: “L’Imu per il 2013 non si pagherà. Sono 4,8 miliardi che rimarranno nelle tasche degli italiani, naturalmente Imu prima casa e terreni agricoli. Dopodiché – ha sottolineato l’ex ministro – ci sarà la riforma della tassazione degli immobili con l’introduzione della service tax, che non sarà una partita di giro, che non sarà il gioco delle tre carte, nel senso che ‘si pagherà magari di più’, come dicono i soliti che sanno tutto. Stupidaggini, non è così”.

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