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Legge di stabilità, tutto quello che c’è da sapere
ottobre 18
10:46 2013

Il premier Enrico Letta

Niente tagli per i prossimi tre anni e niente tasse su cittadini ed imprese. Così il premier Enrico Letta ha presentato la nuova legge di stabilità, attualmente in pasto alla discussione parlamentare. Dal cuneo fiscale alla tassazione immobiliare, dall’ allentamento del patto di stabilità ai bonus edilizi, dalle misure per le piccole e medie imprese alla cassa integrazione alle università, il ‘punto’ di questo venerdì riassume tutto ciò che c’è da sapere sulla nuova ex finanziaria.

I numeri della manovra

Partiamo dalle cifre. I miliardi previsti per il triennio 2014-2016 sono 27.3, suddivisi in 11.5 miliardi nel 2014, 7.5 nel 2015, ed altri 7.5 nel 2016. Nello stesso arco temporale, la legge prevede 14.6 miliardi di sgravi fiscali, di cui 5 miliardi per i lavoratori, 5.6 miliardi per le imprese, ed un miliardo per le ristrutturazioni edilizie e gli ecobonus. Altri 11.2 miliardi di euro sono destinati ad azioni sociali, progetti di investimento e impegni internazionali, di cui 6.2 miliardi in conto capitale. Per il solo 2014, i miliardi di sgravi fiscali ammonteranno a 6.4, mentre 1.5 miliardi saranno destinati ad investimenti a livello locale e per la restituzione di debiti commerciali di parte capitale.

Da dove arriveranno le coperture

La cifra utile per coprire i provvedimenti della legge è pari, nel complessivo triennio, a 24.6 miliardi. Un totale che verrà reperito attraverso gli introiti derivanti da operazioni volontarie dei contribuenti e dalla revisione della tassazione delle svalutazioni e delle perdite sui crediti degli intermediari finanziari (1.1 miliardi), la limitazione dell’elusione fiscale (1.4 miliardi), l’aumento dell’imposta di bollo sui prodotti finanziari e un intervento selettivo sulle cosiddette spese fiscali (3.8 miliardi), la vendita di immobili (1.5 miliardi), e la spending review (16.1 miliardi). Quest’ultima operazione comprenderà riduzioni di spesa per 600 milioni nel 2015 e di 1.2 miliardi nel 2016, derivanti dalla revisione della spesa delle amministrazioni centrali e locali effettuata dal commissario straordinario per la spending review recentemente nominato, Carlo Cottarelli.

Le coperture per l’anno che verrà

Nel caso specifico del 2014, lo stesso Letta ha precisato che “il reperimento delle risorse avverrà su quattro grandi voci: 3.5 miliardi di tagli alla spesa (2.5 a carico dello stato e 1 miliardo a carico delle regioni); 3.2 milioni da dismissioni immobiliari, revisione del trattamento delle perdite di banche e altri intermediari; 1 miliardo e 900 milioni da interventi fiscali; 500 milioni da limatura delle taxes expenditur, e altri interventi che hanno a che vedere con le attività finanziarie, in particolare l’aliquota di bollo”. A sommarle tutte, queste voci danno un complessivo di circa 8.6 miliardi per il solo 2014. Il decreto parla invece di 11.5 miliardi per l’anno che verrà. Un disavanzo che, come ha ricordato Letta, è rappresentato da quei “3 miliardi” che spettano all’Italia per aver rispettato gli impegni di bilancio con l’Europa. Tutte le misure complessive della legge di stabilità, ha aggiunto il premier, consentiranno di centrare l’obiettivo del 2.5% del rapporto deficit/Pil. Permetteranno inoltre, secondo il presidente del consiglio, un calo complessivo delle tasse nel triennio dal 44% “al 43.3%”. Calo che, sempre a detta del premier,“ per famiglie e imprese comincia subito”.

Le misure della manovra

Taglio del cuneo fiscale

La riduzione del costo del lavoro, misura posta come prioritaria dall’esecutivo e fortemente voluta da Confindustria, partirà nel 2014 con 2.5 miliardi. La ripartizione prevede l’utilizzo di 1 miliardo e mezzo per l’abbassamento dell’Irpef per le fasce di reddito medio-basse, di 40 milioni per la riduzione dell’Irap sulla quota lavoro, e di 1 miliardo (che poi diventeranno 1.1 nel 2015 e 1.2 nel 2016) per la diminuzione dei contributi sociali (Inail) sulle imprese. Queste ultime, dal 2014 al 2016, godranno di una riduzione delle tasse di 5.6 miliardi, che farà il paio con i 5 miliardi di riduzione fiscale per i lavoratori. Confermata anche la defiscalizzazione fino a 15mila euro dall’Irap per i neo assunti, con validità tre anni e a patto che si dimostri che le assunzioni sono aggiuntive rispetto alla media dell’organico. Dal 2014, poi, verrà completamente restituito il contributo addizionale Aspi dell’1.4% in caso di trasformazione del rapporto di lavoro da tempo determinato ad indeterminato, misura che non sarà più limitata a 6 mesi come stabiliva la legge Fornero.

Le conseguenze sulla busta paga dei lavoratori

L’aumento delle detrazioni Irpef farà ‘lievitare’ di 10-15 euro al mese lo stipendio netto di chi guadagna fino a 25-27mila euro lordi, mentre per chi ne guadagna fino a 40mila il vantaggio si concretizzerà con una cifra al di sotto dei 10 euro al mese. Al di sopra della soglia di reddito di 40mila euro lordi, l’aumento sarà minimo. La detrazione per lavoro dipendente ritoccata, se considerata assieme a quelle per il coniuge e per i figli a carico, porterà uno sconto più consistente per chi guadagna tra i 15 e i 26mila euro lordi, ovvero circa 7.5 milioni di lavoratori dipendenti. Restano fuori dal vantaggio fiscale oltre 5 milioni di lavoratori dipendenti, visto che con le regole attualmente in vigore la presenza del coniuge è sufficiente da sola ad azzerare l’Irpef per chi ha un reddito lordo fino a 11mila euro. Se è presente anche un figlio con più di tre anni, poi, l’Irpef non si paga fino a 12mila euro, e fino a 13mila se il figlio è più piccolo.

Le novità per il pubblico impiego

I provvedimenti per il pubblico impiego, che hanno fatto immediatamente gridare allo sciopero i sindacati, prevedono l’estensione del blocco della contrattazione fino al 2014, un congelamento del turn over fino al 2018, e dal 2014 un taglio degli straordinari pari al 10% per le amministrazioni statali (compresa la presidenza del consiglio, le agenzie fiscali, gli enti pubblici non economici, le università e gli enti di ricerca) e al 5% per le forze di polizia, le forze armate ed i vigili del fuoco. Con queste misure lo stato risparmierebbe 67 milioni nel solo 2014.“Il governo aveva detto basta ai tagli lineari, annunciando: d’ora in poi solo operazioni chirurgiche sulla pubblica amministrazione per decidere dove investire e dove tagliare – ha tuonato il segretario generale della Uil Luigi Angeletti – Cosa c’è invece di più lineare di bloccare la contrattazione? Colpisce tutti i lavoratori dipendenti, qualsiasi lavoro facciano, qualunque importanza abbia il loro lavoro per la vita dei cittadini”. Ad essere ridotti del 50%, saranno poi gli onorari spettanti agli avvocati della pubblica amministrazione per il patrocinio reso per le cause favorevoli all’amministrazione (manovra che produrrà un risparmio di 50 milioni per l’erario). L’esame di stato per l’avvocatura, e il concorso per magistrati e notai, infine, potrà essere sostenuto pagando un contributo di 50 euro.
I passi sarebbero anche nella direzione giusta ma ancora una volta non sono sufficienti per farci ritrovare la crescita”. Il commento del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, il quale ha sottolineato che al governo è mancato il coraggio, accompagna la preoccupazione che la legge non sia in grado di “incidere realmente sul costo del lavoro. Avevamo indicato come priorità assoluta il cuneo fiscale – ha proseguito Squinzi, sperando che su questo punto “si possa intervenire per fare di più” in sede di dibattito parlamentare.

Tassazione immobiliare

Per le tasse sugli immobili, la legge di stabilità ha dato il via libera al Trise, il tributo sui servizi a sostituzione di Tares e Imu sulle prime case non di lusso (l’imposta municipale rimarrà sull’abitazione principale di pregio e sulle seconde case). Confermate le due gambe della ex service tax. La tassa sui rifiuti (Tari), che sarà commisurata alla superficie calpestabile e verrà pagata da chi la occupa, si trasformerà più avanti in Tarip, una tariffa puntuale e commisurata alla quantità e qualità di rifiuti prodotti. Il tributo sui servizi indivisibili (Tasi), che utilizzerà la stessa base imponibile dell’Imu, andrà versata anche dagli inquilini tra il 10 e il 30% e avrà un’aliquota di partenza dell’1 per mille, modificabile dai comuni. La leva fiscale per i sindaci potrà essere utilizzata entro il tetto massimo che non dovrà superare le aliquote massime Imu (6 per mille sulla prima casa, 10.6 sulla seconda) La Tari prima e la Tarip poi la pagheranno anche le imprese, così come la Tasi, che si sommerà all’Imu. Per capannoni e alberghi sembra che la deducibilità da Ires e Irpef (ma non dall’Irap), che era prevista nelle prime versione del decreto al 50%, sarà inferiore (20%) e verrà coperta con il ripristino dell’Irpef, al 50%, sulle case sfitte.

Le altre misure Allentamento del patto di stabilità

Un miliardo di euro sbloccherà i pagamenti in conto capitale delle amministrazioni locali, escludendole dai calcoli per il patto di stabilità, e altri 500 milioni aumenteranno la dote per i versamenti dei debiti arretrati (fino al 31 dicembre 2012, compresi i debiti fuori bilancio).
Bonus edilizi
Prorogati l’ecobonus e il bonus per le ristrutturazioni semplici, per tutto il 2014 e senza riduzioni di aliquota (al 65% l’ecobonus per il risparmio energetico, al 50% quello per le ristrutturazioni semplici). Dal 2015 il bonus energetico scenderà al 50%, quello per gli interventi semplici al 40%, mentre nel 2016 tutto tornerà al 36%.

Aumento dell’imposta di bollo

Confermato dal 2014 anche l’aumento dell’imposta di bollo al 2 per mille sulle comunicazioni relative ai prodotti finanziari, per un recupero di liquidità pari a 900 milioni. L’imposta non è dovuta per le comunicazioni ricevute ed emesse dai fondi pensione e dai fondi sanitari. Non passa invece l’aumento dell’aliquota al 22% delle rendite finanziarie.

Raddioppio dell’Ace

Salirà fino al raddoppio il beneficio fiscale dell’aiuto alla crescita economica (Ace) introdotto da Monti nel 2011 per favorire la capitalizzazione. In ogni esercizio, la deduzione è del 3% degli aumenti di capitale formatisi dal 1 gennaio 2011 in poi. Ora l’aliquota viene innalzata al 4.2% per il periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014, al 4.75% per quello in corso al 31 dicembre 2015 e al 5% per quello successivo.

Rivalutazione delle pensioni

Dal 2014 l’indicizzazione delle pensioni sarà al 100% per gli assegni fino a tre volte il minimo, al 90% per quelli compresi tra tre e quattro volte il minimo, al 75% tra quattro e cinque volte il minimo, e al 50% per gli importi superiori a cinque volte il minimo. Bloccata l’indicizzazione, per il solo 2014, per la parte di pensione che supera le sei volte il minimo (3mila euro lordi). Previsto poi un contributo di solidarietà, che sarà ripetuto per tre anni, finalizzato al finanziamento delle salvaguardie per gli esodati, con un prelievo del 5% della parte di pensione tra i 100mila e i 150mila euro lordi l’anno, del 10% per la parte eccedente i 150mila euro, del 15% per la parte eccedente i 200mila euro.

Rifinanziamento di cassa in deroga e mobilità e social card

Altri 600 milioni rifinanzieranno la cassa e mobilità in deroga 2014, mentre ulteriori 250 milioni si aggiungeranno al fondo per la social card. La carta acquisti spetterà ai residenti sia di cittadinanza italiana che ai cittadini comunitari e agli stranieri in possesso di permesso di soggiorno per lungo periodo. Rifinanziati anche il 5 per mille (380 milioni), il fondo politiche sociali (300 milioni), il fondo per i non autosufficienti (250 milioni), i lavoratori socialmente utili (100 milioni). Mancano i 330 milioni per i sussidi in deroga per chiudere il 2013, ma il governo ha assicurato che arriveranno con un prossimo decreto. A giorni saranno assegnati alle regioni i 500 milioni stanziati dal decreto Imu-Cig di fine agosto.

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Rifinanziamento del fondo di garanzia Pmi

Piccole e medie imprese saranno oggetto di un rifinanziamento per 1.6 miliardi in tre anni. Nello stesso periodo, 100 milioni l’anno saranno utilizzati per i contratti di sviluppo nel settore industria e agroindustria al centro-nord, e nel turismo nelle regioni dell’obiettivo convergenza. Rimpinguato anche il fondo per la crescita sostenibile, con un incremento nel 2014 di 50 milioni. Stessa cifra per il fondo Simest per l’internazionalizzazione delle imprese, mentre alla cantieristica, per progetti destinati alla flotta navale della Marina, vanno tre contributi quindicennali: 80 milioni dal 2014, 120 milioni dal 2015, e 140 milioni dal 2016.

Crescita delle infrastrutture

In questo settore, priorità saranno il Mose (che ottiene 400 milioni) e le ferrovie (alla cui manutenzione vanno 400 milioni, mentre per quella Anas verranno stanziati 335 milioni). Un’iniezione di 54 miliardi verrà infusa al fondo coesione sviluppo, utile per affiancare la programmazione Ue 2014-2020, con destinazione specifica alle infrastrutture.

Nessun taglio alla sanità

Ritirati i paventati tagli per 2.65 miliardi nel triennio alla sanità. Il ministro della sanità Beatrice Lorenzin ha demandato al patto per la salute tra governo e regioni, da siglare entro fine anno, l’operazione di rilancio e di efficienza del sistema sanitario nazionale.“E’ la prima volta in 10 anni – ha scritto lo stesso ministro su Twitter – che non ci sono tagli alla sanità. Sono veramente contenta perché in questo modo abbiamo messo in sicurezza la salute degli italiani per i prossimi anni. Ora abbiamo le basi per fare buona sanità”.

Rifinanziamento di scuole e università

Saranno stanziati 230 milioni per le università. Nel 2014, 150 milioni andranno al fondo per il finanziamento ordinario degli atenei, e 80 milioni ai policlinici universitari. In arrivo altri 220 milioni nel 2014 anche per le scuole paritarie. Cifra che permette di recuperare, in parte, il taglio di oltre il 50% che le scuole non statali avevano subito per il prossimo anno.

Votazioni solo di domenica

Tra le misure per ridurre la spesa pubblica, la rinuncia alle votazioni in più giorni. La proposta di utilizzare solo la domenica per le elezioni dovrebbe comportare, secondo il premier Letta, un “risparmio secco di 100 milioni di euro” per l’erario.

Simona Di Michele 

Fonti Il Sole 24 Ore, Il Messaggero

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Simona Di Michele

Simona Di Michele

Articolista esperta di web marketing, Simona ha collaborato per anni per testate cartacee e riviste online, ricoprendo anche ruoli di ufficio stampa per politici, artisti, associazioni culturali. La sua mission: continuare a scrivere per fare informazione sul web.

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