Tasi e Imu 2014, con l’aumento dello 0.8 per mille le due imposte rischiano di equivalersi

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La Tasi può aumentare

Per il 2014 i municipi potranno aumentare dello 0.8 per mille le aliquote Tasi, il nuovo tributo sui servizi indivisibili. E’ quanto approvato dal nuovo esecutivo Renzi con il recente decreto legge in materia. Gli introiti così ottenuti verranno destinati ad una serie di detrazioni capaci di produrre lo stesso effetto degli sgravi Imu sulla prima casa. Spetterà ai municipi scegliere se caricare l’aumento sul 2.5 per mille previsto per la prima casa, sul 10.6 per mille legato agli altri immobili, o pro quota sulle due aliquote.

La dote che otterranno in cambio i comuni, pari a 625 milioni, dovrebbe essere reperita, per 118.1 milioni, dal fondo del Viminale per il servizio civile e gli sportelli unici per l’immigrazione, e per i rimanenti 6.8 milioni dal fondo per interventi strutturali di politica economica.

Chi sarà esentato dalla Tasi

A beneficiare dell’esenzione dal pagamento del tributo, come stabilito per decreto, saranno i terreni agricoli e, grazie al loro carattere di extraterritorialità, venticinque immobili ecclesiastici di Roma, dalla basilica di San Giovanni in Laterano alla chiesa Santa Maria Maggiore, dall’università gregoriana al palazzo del vicariato.

Modalità di pagamento Tasi e Tari

Per pagare Tasi e Tari si è stabilito che potranno essere usati solo il modello F24 o il bollettino di conto corrente postale, e non più i servizi elettronici. Invariata rimane poi la facoltà per i comuni di scegliere date e numero di rate, che non potranno comunque essere distinte per le due imposte. Le rate, almeno due a scadenza semestrale, potranno essere sostituite dal versamento in unica soluzione entro il 16 giugno di ogni anno.

Tasi e Imu si assomigliano?

La modifica sulla Tasi passata col decreto legge del nuovo governo Renzi, lasciando aperta la possibilità per i sindaci di aumentare l’aliquota sulla prima casa fino al 3.3 per mille, rischia di rendere il tributo sui servizi una seconda Imu. E anche se l’Imu si riferisce al patrimonio, mentre la Tasi, calcolata sulla stessa base imponibile dell’imposta municipale, è destinata a coprire i servizi indivisibili offerti dai comuni, l’equivalenza tra i due tributi rischia di farsi sentire sui proprietari di prime case.
Le detrazioni sull’abitazione principale, poi, rischiano di pesare anche sulle seconde case e sugli immobili strumentali (capannoni, alberghi, negozi, uffici). Scelte a discrezione dei singoli municipi, le agevolazioni prima casa ricalcheranno infatti quelle dell’Imu (sconti fissi statali di 200 euro, più 50 euro per ogni figlio a carico). Ma per poterle ulteriormente finanziare, i comuni potranno anche decidere di aumentare l’aliquota massima della somma di Imu e Tasi fino all’11.4 per mille, a fronte del 10.6 per mille che era precedentemente previsto dalla sola Imu.

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Le misure a disposizione dei comuni

La scelta dei sindaci oscillerà proprio tra questi due strumenti: le detrazioni (ovvero le riduzioni dell’imposta) e le aliquote (che potranno essere diminuite o aumentate).
I parametri su cui calcolare il prelievo sulle prime case, a loro volta, sono eredità dell’Imu nella misura in cui i comuni potranno scegliere se basare la pressione fiscale a partire dall’immobile, e dunque dalla categoria catastale, o dal proprietario, ovvero dal reddito di chi è titolare della casa o dall’Isee della famiglia che ci vive.
Ampia la scelta per i sindaci per determinare ulteriori sconti: la presenza in famiglia di portatori d’handicap o di minori in affido, la condizione di perdita di lavoro dei membri del nucleo familiare, o di chi si è appena trasferito in città, la presenza di coppie di giovani o anziani con un reddito sotto una certa soglia.

Simona Di Michele

Fonti Il Sole 24 Ore