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Pubblico impiego: blocco al rinnovo dei contratti e no agli aumenti salariali

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Pubblico impiego: blocco al rinnovo dei contratti e no agli aumenti salariali
ottobre 24
10:45 2013

Pubblico impiego

La legge di stabilita dice no al rinnovo dei contratti e agli aumenti

Blocco dei rinnovi contrattuali per il 2014 – manovra che riguarderà tra i 6 e i 7 milioni di persone – e congelamento dell’indennità di vacanza contrattuale fino al 2017 (cifre che non saranno più recuperate). Queste le decisioni della legge di stabilità per il mondo del pubblico impiego. Il meccanismo, che si estenderà anche al personale (medico e non) convenzionato con il servizio sanitario, ha già acceso gli animi dei sindacati, promettendo battaglia nel corso dell’iter parlamentare sotto cui dovrà passare l’ex finanziaria. Qualche speranza in più, invece, si registra sul versante della disoccupazione giovanile.

Lo scenario futuro per i dipendenti pubblici

La morsa prospettata dal decreto legge è calibrata agli stipendi di ogni dipendente pubblico. Un impiegato ministeriale che, secondo la Corte dei Conti, guadagna in media poco meno di 27.500 euro lordi, percepirà uno stipendio tagliato per circa 2.879 euro l’anno, che diventano 4.003 se anche nel 2015 e nel 2016 verrà detto di sì al blocco della contrattazione. Questo perché quello stesso impiegato nel 2014 perderà 411 euro, da sommare alle perdite per mancati aumenti del valore di 2mila euro che ha già dovuto subire nel biennio 2010-2012, e di altri 411 nel 2013. Per un dirigente di seconda fascia, la perdita arriva a 8.902 euro, e sfiora i 19mila se si sale ai vertici ministeriali. Per i dirigenti di prima fascia negli enti pubblici non economici (Inps, Inail, Aci, Istat tra gli altri) i mancati aumenti supereranno i 21.200 euro l’anno nel 2014, per toccare quota 30mila euro con il blocco fino al 2016. Gli insegnanti universitari perderanno, a seconda dell’inquadramento, tra i 4.500 e i 9.500 euro, che diventano 7.550 per i medici del servizio sanitario. In percentuale, nel 2014 i dipendenti pubblici sacrificheranno il 10.5% dell’attuale stipendio di riferimento. Un valore che, qualora la contrattazione non venisse sbloccata fino al 2017, raggiungerà il 14.6%.

Youth Guarantee per i ragazzi entro i 25 anni

Sul versante della disoccupazione giovanile, che ha raggiunto il livello record di oltre il 40% con più di un milione di ragazzi fino ai 25 anni che non studia e non lavora, una speranza per il biennio 2014-2015 sembra esserci. Da gennaio prossimo l’Unione Europea dovrebbe mettere a disposizione un fondo pari a 1.5 miliardi per garantire lavoro, apprendistato o tirocinio, entro quattro mesi da quando i giovani under 25 hanno terminato gli studi o sono rimasti senza lavoro. La cosiddetta Youth Guarantee, al vaglio proprio in questi giorni delle parti atte a gestirla (ministero, Isfol e Italia Lavoro, province e regioni) è in attesa di definizione, ma in generale gli interventi principali riguarderanno i programmi di orientamento nelle scuole e l’apprendistato professionalizzante, secondo linee guida nazionali da poco approvate dalle regioni e capaci di uniformare su tutto il territorio l’offerta formativa pubblica. Il Governo intende inoltre costruire una serie di menù compositi, con all’interno più interventi di politica attiva applicabili su scala regionale in base alle differenti realtà territoriali. Si tratterebbe di  percorsi finanziati individualmente con l’assegnazione di voucher ai giovani più bisognosi e meritevoli. Per assegnare le risorse, i due criteri di riferimento potrebbero essere quelli di assegnare i fondi per attività svolte a progetto entro una certa scadenza, o solo al raggiungimento dei risultati.
Se l’obiettivo delle parti è comune, le proposte attuative divergono leggermente. Il Governo opta per la definizione di un programma operativo nazionale (Pon) che preveda un ruolo di mediazione delle regioni con la rete dei centri per l’impiego, le agenzie per il lavoro e le scuole su tutto il territorio nazionale. Le regioni, di contro, prediligono i programmi operativi regionali (Por). In entrambi i casi, un monitoraggio continuo sarà assicurato da una piattaforma informatica, probabilmente il sistema usato dai centri per l’impiego e dal sito del ministero dedicato all’incontro tra domanda e offerta.
Il pacchetto va confezionato entro una griglia temporale ben definita, per essere operativo dal 1 gennaio dell’anno che verrà. Entro il 31 ottobre è attesa la bozza del protocollo d’intesa stato-regioni, mentre entro dicembre va consegnato il piano definitivo da trasmettere a Bruxelles, completo di piano nazionale, piani regionali, programmazione finanziaria e progetto di potenziamento dei centri per l’impiego.

 

Simona Di Michele

Fonti Il Sole 24 Ore

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Simona Di Michele

Simona Di Michele

Articolista esperta di web marketing, Simona ha collaborato per anni per testate cartacee e riviste online, ricoprendo anche ruoli di ufficio stampa per politici, artisti, associazioni culturali. La sua mission: continuare a scrivere per fare informazione sul web.

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